La Rodi italiana: architetture, urbanistica e memoria del Novecento nel Dodecaneso
Chi visita Rodi per la prima volta concentra quasi sempre la propria attenzione sulla città medievale. Le mura dei Cavalieri di San Giovanni, il Palazzo del Gran Maestro e la Via dei Cavalieri rappresentano uno dei complessi fortificati meglio conservati d'Europa e, non a caso, costituiscono il principale richiamo storico dell'isola.
Appena oltre le fortificazioni, però, si apre una seconda Rodi, meno conosciuta ma altrettanto interessante. Lungo il porto di Mandraki e nei quartieri sviluppati a nord della città vecchia si susseguono palazzi pubblici, alberghi monumentali, chiese, edifici amministrativi e spazi urbani realizzati durante il dominio italiano del Dodecaneso. È un patrimonio che racconta una pagina complessa della storia mediterranea e che contribuisce a definire l'identità contemporanea dell'isola.
Tra i protagonisti della trasformazione di Rodi spicca Florestano Di Fausto, uno degli architetti italiani più attivi nei territori d'oltremare. A differenza di quanto si potrebbe immaginare, Di Fausto non cercò di riprodurre semplicemente l'architettura italiana della penisola. I suoi progetti combinarono riferimenti veneziani, medievali, rinascimentali e orientaleggianti nel tentativo di creare un linguaggio capace di dialogare con il contesto mediterraneo.
Il Dodecaneso sotto il dominio italiano
L'Italia occupò Rodi e le altre isole del Dodecaneso nel 1912, durante la guerra italo-turca. Il possesso dell'arcipelago venne riconosciuto ufficialmente nel 1923 con il Trattato di Losanna e si concluse dopo la Seconda guerra mondiale: il Trattato di Parigi del 1947 assegnò infatti il Dodecaneso alla Grecia, alla quale le isole furono formalmente unite nel 1948.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1912 | Occupazione italiana del Dodecaneso |
| 1923 | Il Trattato di Losanna riconosce la sovranità italiana |
| 1947 | Il Trattato di Parigi assegna il Dodecaneso alla Grecia |
| 1948 | Unione ufficiale delle isole allo Stato greco |
Durante questi oltre trent'anni Rodi divenne il principale centro amministrativo italiano dell'Egeo. L'intervento non riguardò soltanto la costruzione di nuovi edifici pubblici: vennero progettati quartieri, strade, piazze, infrastrutture, strutture ricettive e opere destinate a sostenere lo sviluppo turistico dell'isola.
Parallelamente furono avviati importanti restauri nella città medievale, che contribuirono a riportare alla luce il patrimonio dei Cavalieri di San Giovanni. Molti di questi interventi riflettevano però le concezioni del restauro proprie dell'epoca e rispondevano anche a precise esigenze politiche, influenzando l'immagine della Rodi medievale così come la conosciamo oggi.
Mandraki e la nascita della città moderna
Il cuore della trasformazione italiana fu il porto di Mandraki, che divenne il punto di collegamento tra la città medievale e il nuovo centro amministrativo.
Chi arrivava a Rodi via mare si trovava immediatamente davanti una sequenza di edifici monumentali affacciati sul porto. Non era una disposizione casuale. Alberghi, palazzi governativi, circoli, edifici religiosi e spazi pubblici furono progettati come un insieme capace di comunicare ordine, modernità e prestigio.
L'urbanistica assunse quindi un ruolo strategico. La nuova città non doveva soltanto ospitare uffici e servizi, ma rappresentare visivamente la presenza italiana nell'Egeo. Mandraki divenne così il biglietto da visita della colonia, una sorta di quinta architettonica che accompagnava il visitatore fin dal suo arrivo sull'isola.
Oggi questo tratto urbano permette di leggere quasi vent'anni di evoluzione dell'architettura italiana. Passeggiando lungo il porto si riconoscono due linguaggi distinti: il primo, più decorativo ed eclettico, sviluppato negli anni Venti; il secondo, caratterizzato da volumi più essenziali e monumentali, affermatosi durante gli anni Trenta.
Il Palazzo del Governatore
Tra le opere più rappresentative di Di Fausto figura il Palazzo del Governatore, completato nel 1927 e oggi sede della Prefettura del Dodecaneso.
L'edificio richiama volutamente il gotico veneziano e, in particolare, il Palazzo Ducale di Venezia. Logge, archi, pietra a vista e decorazioni evocano la lunga presenza occidentale nel Mediterraneo e stabiliscono un dialogo ideale con il vicino patrimonio medievale della città.
La scelta non aveva soltanto motivazioni estetiche. Attraverso questi richiami l'amministrazione italiana cercava di presentarsi come naturale erede delle precedenti dominazioni latine che avevano interessato Rodi, utilizzando l'architettura come strumento di rappresentazione politica.
Ancora oggi il Palazzo del Governatore è uno degli edifici più riconoscibili del lungomare di Mandraki e rappresenta uno degli esempi meglio conservati dell'eclettismo mediterraneo sviluppato durante gli anni Venti.
Il Grande Albergo delle Rose
Pochi passi separano il Palazzo del Governatore dal Grande Albergo delle Rose, progettato da Florestano Di Fausto insieme a Michele Platania e inaugurato anch'esso nel 1927.
L'edificio nacque con l'obiettivo di trasformare Rodi in una destinazione turistica internazionale. L'amministrazione italiana investì non solo nelle infrastrutture pubbliche, ma anche nello sviluppo di un'offerta alberghiera capace di attrarre una clientela europea interessata al clima, alle spiagge e al patrimonio storico dell'isola.
Nel corso degli anni l'albergo cambiò aspetto. Il progetto originario presentava numerosi elementi decorativi di gusto orientaleggiante, successivamente eliminati durante gli anni Trenta, quando l'architettura ufficiale italiana si orientò verso forme più severe e monumentali.
Oggi il complesso continua a svolgere una funzione ricettiva e ospita anche il Casinò di Rodi, dimostrando come molte architetture del periodo italiano siano state integrate nella vita contemporanea dell'isola senza perdere il loro valore storico.
Il Circolo Italia e gli edifici di rappresentanza
Sempre lungo il fronte di Mandraki si trova l'ex Circolo Italia, progettato da Florestano Di Fausto tra il 1925 e il 1927 come luogo di ritrovo della comunità italiana residente sull'isola.
L'edificio svolgeva una funzione sociale, ma rappresentava anche uno spazio di rappresentanza destinato a rafforzare l'immagine dell'amministrazione coloniale. Insieme al Palazzo del Governatore, al Grande Albergo delle Rose e agli altri edifici pubblici contribuiva a definire il nuovo volto monumentale della città moderna.
Poco distante sorge anche la chiesa di San Giovanni, oggi cattedrale greco-ortodossa dell'Annunciazione. Realizzata durante il periodo italiano come reinterpretazione di un edificio medievale distrutto nell'Ottocento, testimonia il forte interesse dell'amministrazione per il recupero — e talvolta la reinterpretazione — del patrimonio storico dei Cavalieri.
Questi edifici raccontano una fase in cui architettura, urbanistica e politica procedevano insieme, trasformando Mandraki in uno dei più significativi esempi di pianificazione urbana del Mediterraneo orientale nel Novecento.
Le Terme di Kallithea: quando architettura e paesaggio diventano un unico progetto
L'eredità italiana non si limita alla città di Rodi. A circa nove chilometri dal centro si trovano le Terme di Kallithea, uno dei complessi architettonici più fotografati dell'isola.
Realizzate tra il 1928 e il 1929 su progetto dell'architetto Pietro Lombardi, nacquero con l'obiettivo di valorizzare le sorgenti termali conosciute fin dall'antichità e trasformarle in una moderna destinazione turistica.
A differenza di altri edifici pubblici, il progetto dialoga continuamente con il paesaggio circostante. Padiglioni, loggiati, cortili, giardini e percorsi si affacciano sul mare seguendo l'andamento naturale della costa, mentre la celebre rotonda con cupola costituisce il fulcro scenografico dell'intero complesso.
L'architettura combina richiami classici, motivi mediterranei e suggestioni orientali senza risultare eccessiva. È probabilmente uno degli esempi più riusciti della ricerca di un linguaggio capace di inserirsi armoniosamente nel paesaggio del Dodecaneso.
Dopo decenni di abbandono, le Terme di Kallithea sono state oggetto di un accurato intervento di restauro che ne ha restituito il valore architettonico. Oggi ospitano eventi culturali, matrimoni, mostre e rappresentano una delle attrazioni più visitate dell'isola, dimostrando come un'opera nata in un preciso contesto storico possa acquisire nuovi significati nel tempo.
Domande frequenti su Rodi e il Dodecaneso
Quando l'Italia ha occupato il Dodecaneso?
L'Italia occupò Rodi e le isole del Dodecaneso nel 1912 durante la guerra italo-turca. Il possesso fu riconosciuto ufficialmente dal Trattato di Losanna nel 1923 e terminò con il Trattato di Parigi del 1947, che assegnò il Dodecaneso alla Grecia, la quale ne completò l'unione formale nel 1948.
Chi era Florestano Di Fausto e cosa ha costruito a Rodi?
Florestano Di Fausto fu l'architetto italiano più attivo nel Dodecaneso durante il periodo coloniale. Progettò il Palazzo del Governatore (1927), il Grande Albergo delle Rose (1927) e l'ex Circolo Italia, sviluppando un linguaggio architettonico che mescolava riferimenti veneziani, medievali e orientali.
Cosa vedere a Rodi del patrimonio architettonico italiano?
I principali edifici del periodo italiano ancora visitabili sono: il Palazzo del Governatore sul porto di Mandraki, il Grande Albergo delle Rose (oggi con il Casinò di Rodi), l'ex Circolo Italia e, a circa 9 km dalla città, le Terme di Kallithea, restaurate e aperte al pubblico per eventi culturali.
Come raggiungere Rodi dall'Italia?
Rodi è raggiungibile in aereo con voli diretti da diverse città italiane (Milano, Roma, Venezia, Bologna) nei mesi estivi. È possibile raggiungerla anche in traghetto dai porti del Pireo o di Salonicco. Per itinerari dettagliati nel Dodecaneso è utile consultare guide specializzate sulle isole greche.