Massa Carrara, Massa Carrara


La provincia fu creata nel dicembre 1859 con 40 comuni precedentemente appartenuti alla Lunigiana estense, alla Lunigiana parmense e alla Garfagnana (la quale ultima, dopo aver cercato di far parte a sé, fu aggregata alla provincia nel 1860).

Nel 1923 furono staccati dalla provincia i comuni di Camporgiano, Careggine, Castelnuovo Garfagnana, Fabbriche di Vallico, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Vagli Sotto, Vergemoli e Villa Basilica, che andarono a far parte della provincia di Lucca, e i comuni di Rocchetta di Vara e di Calice al Cornoviglio, che furono incorporati nella provincia di La Spezia.


Così come diversi sono i caratteri fisici della provincia, differenti sono le vicende storiche che per lunghi periodi caratterizzarono questo territorio. Il nome di Lunigiana deriva dalla colonia romana di Luni e si trova citato per la prima volta nel XII secolo: in passato con esso si intendeva comunque un territorio molto più vasto dell'attuale, giacché la Lunigiana storica comprendeva, oltre all'intero bacino del fiume Magra, anche quello del Vara e l'alta Val di Serchio.

Antichi abitatori della Lunigiana furono i liguri apuani, che svilupparono una civiltà propria (ne sono testimonianza eloquente le numerose statue-stele rinvenute in loco), alla quale gli etruschi contribuirono con influssi secondari fino a quando non furono debellati dai romani: nel 167 a.C. questi, sul territorio dei vinti, presso le foci del Magra, fondarono Luni. La colonia si ingrandì rapidamente e, come è dimostrato da alcuni documenti quali la Tabula Peutingeriana, divenne un importante centro di commercio e di transito.

Sotto i longobardi la regione fece parte del ducato di Lucca, al quale rimase unita anche in epoca carolingia. Per combattere le incursioni saracene nel X secolo fu costituito il Comitatus Lunense, del quale furono titolari gli Obertenghi. Divisi nei quattro rami degli Estensi, dei Malaspina, dei Pelavicino e dei Massa-Corsica, nel corso dell'XI secolo questi persero molte delle loro prerogative e giurisdizioni a vantaggio della chiesa di Luni, e nel 1185 Federico I riconobbe al vescovo l'investitura del comitato. Di fatto, però, i poteri vescovili non raggiunsero mai la Lunigiana interna, perché là si erano ritirati i Malaspina, con i quali a lungo si scontrarono, senza vantaggi duraturi né per l'uno né per l'altro contendente.
Quando, alla fine del XIII secolo, si esaurì la sovranità ecclesiastica sulla regione, i Malaspina erano troppo deboli per ricostituire sotto le proprie insegne l'unità politica del territorio e su di esso si appuntarono le mire di forze esterne diverse.

Così nei due secoli seguenti si assisté a un più o meno effimero susseguirsi di domini da parte dei lucchesi, dei pisani, dei genovesi, dei fiorentini, dei parmensi, dei milanesi; solo il marchesato (poi ducato) di Massa e Carrara sopravvisse come stato autonomo sotto i Malaspina e i loro discendenti.
I contorni del quadro vennero fissandosi, pur nella loro frammentazione, durante il XVII secolo: mentre il ducato di Massa e Carrara era in mano ai Cybo-Malaspina, Aulla era sotto la signoria dei patrizi genovesi Centurione, Montignoso era un dominio lucchese, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana e Villafranca erano piccoli feudi in mano a rami cadetti dei
Malaspina, Fivizzano con Bagnone, Comano, Filattiera, Pontremoli e Zeri appartenevano al granducato di Toscana e Tresana era in possesso dal 1660 della famiglia fiorentina dei Corsini, naturalmente ossequiente alla politica del granducato.


Sotto il dominio napoleonico la Lunigiana subì nuove suddivisioni e altre ancora vennero decise dal congresso di Vienna, cosicché prima dell'annessione al regno d'Italia Massa e Carrara, Aulla, Casola, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana, Montignoso, Mulazzo, Podenzana e Tresana appartenevano agli Estensi di Modena, mentre Zeri, Pontremoli e Bagnone erano inclusi nei domini di Parma. L'unione al regno di Sardegna fu sancita da due plebisciti, il primo del 12 luglio 1859 e il secondo, definitivo, dell'11-12 marzo 1860, nel quale la provincia massese di cui faceva parte, oltre alla Lunigiana, anche la Garfagnana, votò in massa a favore dell'annessione al regno di Vittorio Emanuele II.

L'unione al regno d'Italia aveva sollecitato molte Speranze, ma queste andarono in gran parte deluse: nei centri maggiori cominciarono a svilupparsi forti fermenti protestatari e grande sviluppo ebbe sul finire dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento l'anarchismo.

Nel dicembre 1938 la provincia di Massa e Carrara cambiò il proprio nome, per decreto-legge, in "provmcia di Apuania", per ritornare alla sua primitiva denominazione nel 1946. Grande fu il contributo della provincia alla lotta di liberazione. Martoriata dalle truppe nazifasciste comandate da Walter Reder, che nelle stragi di San Terenzo, Bardine, Vinca, Bergiola e delle Fosse del Frigido trucidarono 648 vittime innocenti, forse in nessuna zona come in questa la popolazione si dimostrò compatta nella lotta contro gli invasori.

La "provincia di Apuania" contò 5000 partigiani combattenti e 629 caduti e i comuni di Aulla, Fivizzano, Casola, Fosdinovo, Villafranca, Zeri e Carrara ebbero dal 40 al 95% delle abitazioni distrutte. Per questa sua resistenza al nazi-fascismo il Gonfalone della Provincia è stato insignito della medaglia d'oro al valor militare.



Massa Carrara
Indirizzo: Piazza Aranci, Massa
Telefono:
Sito: http://portale.provincia.ms.it

Location inserita da Luigi de Marchi

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