Avellino, Avellino (AV)


Fondata dagli Irpini, il nucleo originario della città, Abellinum, si formò sulla collina della Civita, dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici, in territorio dell'odierna Atripalda a circa 4 km dal centro di Avellino. Testimonianze archeologiche attestano la presenza sulla Civita di un importante centro pre-romano, presumibilmente di origine etrusco-campana e di lingua osca, risalente almeno al IV secolo. Secondo recenti ricerche, suffragate da Edward Togo Salmon, l'antica città era al centro del territorio dei Sabatini, popolo sabello documentato da Tito Livio. Non è da escludere che tale centro avesse il nome di Velecha, attestato da numerose monete attribuite all'area campana. Fu conquistata dai Romani nel 293 a.C., che la sottrassero al dominio degli Irpini nella sanguinosa battaglia di Aquilonia, durante le Guerre sannitiche che si verificarono tra il 343 a.C. e il 292 a.C. Sotto il dominio di Roma la città cambiò più volte denominazione (nell'ordine: Veneria, Livia, Augusta, Alexandriana e Abellinatium). La posizione geografica ha agevolato la nascita dei primi insediamenti: sin dall'antichità la valle del Sabato ha costituito una via naturale tra l'Irpinia e il Sannio. Nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum.

Abellinum non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano. Furono le truppe di Silla ad avviare l'edificazione di una vera città. Il Cardo e il Decumano, tipici elementi urbanistici romani, la suddividevano in quattro quadrati, ognuno dei quali conduceva alle quattro porte esterne. La città romana ha avuto un importante sviluppo in età augustea, grazie alla realizzazione dell'Acquedotto romano del Serino che dalle sorgenti di Serino arrivava a Bacoli, ove era situato il grande serbatoio destinato all'approvvigionamento della flotta romana (oggi denominato Piscina Mirabilis), dopo aver servito le principali città della Campania. Particolare importanza assunse Abellinum in età cristiana, nel corso della quale emerge la figura del grande vescovo Sabino, vissuto probabilmente fra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Il centro è documentato fino alla metà del VI secolo, grazie all'importante patrimonio epigrafico rinvenuto negli anni ottanta-novanta nella basilica paleocristiana di Capo La Torre (centro storico dell'odierna Atripalda). Probabilmente l'antico centro sulla collina della Civita cessò di esistere a seguito delle guerre gotiche e della successiva occupazione bizantina. La popolazione si disperse sulle alture nei dintorni, dando origine a vari piccoli nuovi centri, fra cui, in epoca ancora incerta, la nuova Avellino, sulla collina della Terra, a 4 km in direzione ovest dalla Civita.

Dopo che i Longobardi determinarono la fuga di parte (tesi minoritaria) o di tutti (tesi prevalente) gli abitanti di Abellinum, questi si dispersero sul territorio circostante. Parte di essi cominciò ad aggregarsi sulla collina Selleczanum, oggi nota come Terra, originando la nuova città di Avellino su uno sperone di tufo. Per secoli "intra civitatem" ed "intra moenia" coincisero, visto che la città di Avellino, all'epoca un piccolo borgo, era ricompresa entro il ristretto spazio in cima alla collina tufacea. Ciò perché invasioni, terremoti e pestilenze frenarono notevolmente la crescita demografica.[6] Avellino è stata fino all'849 parte del Principato di Benevento, per diventare dopo la spartizione parte del Principato di Salerno, pur restando legata a Benevento sotto il profilo ecclesiastico, essendo la diocesi di Avellino tuttora suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento. L'arrivo dei Normanni pose Avellino al centro di importanti avvenimenti: nel 1137 Innocenzo II e Lotario III nominarono Duca di Puglia Rainulfo di Alife, il conte di Avellino, per il contributo dato per fermare i primi tentativi di conquista del neoeletto (1130) Re di Sicilia Ruggero II. Due anni dopo, però, in seguito all'improvvisa morte di Rainulfo, con la città rimasta senza l'appoggio di Papa e Imperatore, Ruggero II riunificò il Regno di Sicilia, annettendovi il Ducato di Puglia e il Principato di Capua. Nei decenni successivi, la città passò al conte Riccardo dell'Aquila, dunque ai Paris, ai Sanseverino, a Simone di Montfort, ai del Balzo, ai Filangieri de Candida. Dal 1287 al 1581 fu capoluogo del Principatus ultra serras Montorii.

Nel 1512 divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, che è la più grande figura femminile nella storia della città. Sotto la sua guida Avellino divenne uno dei poli culturali più importanti del regno e riuscì a trarre quanti più vantaggi possibili dalla strategica posizione della città nei collegamenti tra la Puglia e Napoli e tra Benevento e Salerno, riuscendo a far tornare Avellino un crocevia dei commerci fiorente da dopo la caduta della città romana. Per far sviluppare l'economia cittadina ed i propri commerci, la contessa, con l'aiuto di suo marito Francesco d'Este e con il bene placito di sua maestà Carlo V, istituì il giorno di mercato franco, ottenne il permesso di realizzare una fiera annuale, costruì due ferriere nella contea e fece avviare un programma di riordino edilizio ed amministrativo, infatti venne formato nel 1548 un precursore di un consiglio comunale (detto ordine dei deputati) e comparì per la prima volta la carica di sindaco; queste riforme prepararono l'avvento poi della dinastia dei Caracciolo verso la fine del secolo. Il risultato più evidente della guida lungimirante della contessa de Cardona è il boom demografico cui la città andò incontro, che passò dai 1000 abitanti nel 1532 ai 1600 abitanti nel 1561, due anni prima della sua morte.

Con l'abolizione del feudalesimo, nel 1806 il capoluogo di provincia del Principato viene riportato dalla vicina Montefusco ad Avellino. La città fu una delle sedi dei moti del 1820-1821. La diffusione, nel marzo 1820, anche nel Regno di Napoli, della conquista in Spagna del regime costituzionale contribuì notevolmente ad esaltare gli ambienti carbonari e massonici. A Napoli, la cospirazione (la quale non si pose mai l'intento di rovesciare il re, ma solo di chiedere la costituzione) prese subito vigore e coinvolse anche alcuni ufficiali superiori, come i fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, Michele Morelli, capo della sezione della carboneria di Nola cui si affiancarono Giuseppe Silvati, sottotenente, e Luigi Minichini, prete nolano dalle idee anarcoidi. La notte tra il 1º e il 2 luglio 1820, la notte di San Teobaldo, patrono dei carbonari, Morelli e Silvati diedero il via alla cospirazione disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. Il giovane ufficiale Michele Morelli, sostenuto dalle proprie truppe, procedeva verso Avellino dove lo attendeva il generale Guglielmo Pepe.

Il 2 luglio, a Monteforte, fu accolto trionfalmente. Il giorno seguente, Morelli, Silvati e Minichini fecero il loro ingresso ad Avellino. Accolti dalle autorità cittadine, rassicurate del fatto che la loro azione non aveva intenzione di rovesciare la monarchia, proclamarono la costituzione sul modello spagnolo. Dopodiché gli insorti passarono i poteri nelle mani del colonnello De Concilij, capo di stato maggiore del generale Pepe. Questo gesto di sottomissione alla gerarchia militare, provocò il disappunto di Minichini che tornò a Nola per incitare una rivolta popolare. Mentre la rivolta si espandeva a Napoli, dove il generale Guglielmo Pepe aveva raccolto molte unità militari, il 6 luglio, il re Ferdinando I si vide costretto a concedere la costituzione. Dopo pochi mesi, le potenze della Santa Alleanza, riunite in congresso a Lubiana, decisero l'intervento armato contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione. Si cercò di resistere, ma il 7 marzo 1821 i costituzionalisti di Napoli comandati da Guglielmo Pepe, sebbene forti di 40.000 uomini, furono sconfitti a Rieti dalle truppe austriache. Il 24 marzo gli austriaci entrarono a Napoli senza incontrare resistenza e chiusero il neonato parlamento. Dopo l'Unificazione della Penisola lo Stato italiano tagliò fuori la città dalle principali vie di comunicazione, impedendone lo sviluppo.

Il 14 settembre 1943 intorno alle 10:55 del mattino la città fu pesantemente bombardata dagli Alleati nel tentativo di bloccare la ritirata delle truppe naziste nei pressi dello strategico ponte della Ferriera. Durante l'attacco anglo-americano persero la vita più di 3.000 persone, circa un cittadino avellinese su otto, e furono duramente colpite piazza del Mercato, il palazzo vescovile e alcuni edifici religiosi e abitativi.

Il 23 novembre del 1980 un sisma di magnitudo 6,9 devastò il territorio della Campania centrale e della Basilicata centro-settentrionale. Parecchi comuni della provincia furono colpiti ed in particolare il comune di Avellino contò 82 vittime e notevoli danni.


Architetture religiose

Nella città di Avellino vi sono molte chiese e conventi. Fino alla fine degli anni trenta, c'erano, nel Largo dei Tribunali (ora Piazza della Libertà), la chiesa di San Francesco d'Assisi ed il convento dei Frati Minori Conventuali, fondato dallo stesso santo, e la chiesa dell'Annunziata, con il convento dei padri Domenicani, ora sede della prefettura. Il podestà fascista di allora, ritenne opportuno demolire le due chiese, con il convento francescano, cancellando per sempre due importanti luoghi storici ed artistici.

Duomo

Il Duomo della diocesi di Avellino, dedicato alla Vergine Assunta, sorge approssimativamente dove insisteva l'antichissima Chiesa di Santa Maria, sul Colle della Terra. In particolare, i blocchi in pietra alla base del campanile sono quanto resta dell'originaria costruzione di epoca longobarda/normanna. La Facciata è ottocentesca. L'interno è a tre navate e conserva tante opere d'arte come affreschi, dipinti e arredi sacri. Nel Duomo vi è tanto da ammirare, di rilievo vi è anche l'antichissima Cripta dove si trovano sepolti i corpi di alcuni Vescovi di Avellino. Particolarmente bella ed importante è la cappella di San Modestino, patrono di Avellino, che contiene tanti reliquiari, tra i quali quelli dei Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano. Nella cappella è situata in una nicchia la statua argentea di San Modestino. Di particolare bellezza ed importanza è anche la cappellina che contiene il simulacro della Madonna Assunta (compatrona della città di Avellino), un'opera lignea fatta dall'artista Nicolò Fumo nel lontano 1718, una statua tanto cara agli avellinesi, che viene portata in una lunga processione tra migliaia e migliaia di fedeli per le strade cittadine il 15 agosto.

Chiesa di Santa Maria dei Sette Dolori (Cripta del Duomo)

È in stile romanico, ed è composta da tre navate con eleganti colonne di spoglio dai capitelli di ordine diverso. In essa sono sepolti alcuni vescovi di Avellino. La databilità della cripta del Duomo è da identificarsi con lo stesso periodo di costruzione della Cattedrale stessa.

Chiesa di Santa Maria del Rifugio

Chiesa di Santa Maria del Rifugio (detta di Sant'Anna)

È situata nella centrale Piazza del Popolo, per secoli luogo di scambi commerciali e mercati ortofrutticoli. La chiesa fu edificata nel 1712, ed è conosciuta per il culto particolare verso Sant'Anna. Il 26 luglio, giorno in cui cade la festa della santa, la chiesa è meta di pellegrinaggio in modo particolare da parte delle gestanti, e delle neo-mamme. Al fianco del Portale d'accesso vi è il monumento dedicato alle vittime dei bombardamenti del 1943 che proprio in Piazza del Popolo fecero più vittime.

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie

Chiesa e convento di Santa Maria delle Grazie

In cima alla collina dei Cappuccini si trova la Chiesa-Santuario di S. Maria delle Grazie, affiancata dal Convento dei Cappuccini in un corpo unico, entrambi del 1580. L'interno, a due navate, conserva una pregevole pala d'altare in legno e vari affreschi. Il simulacro della Vergine che viene portato annualmente in processione è basato sulla raffigurazione presente nella parte centrale della pala d'altare.

Chiesa e Conservatorio delle Oblate

È situata nei pressi della centralissima Piazza della Libertà. La costruzione del complesso monastico delle Oblate Sacramentine avvenne nel Settecento. La chiesa è dedicata a Gesù Sacramentato, ed è a navata unica, con due altari laterali. Il soffitto fu dipinto ne 1729 da Michele Ricciardi.

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

La chiesa è documentata fin dal XVI secolo, ed era abbellita da un soffitto dipinto da Francesco Guarini, andato distrutto durante il terremoto del 1688. La chiesa, restaurata nel 1732, si presenta così come è da allora. Inoltre è dotata di una doppia scalinata, con al centro l'accesso verso l'ipogeo. Presso questa chiesa fu istituito dall'Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli nel 1583, il Monte di Pietà, rimasto attivo fino al 1966.

Chiesa e Convento di San Generoso

Il complesso apparteneva all'Ordine Agostiniano, ed è situato sull'antica via Regia delle Puglie. La chiesa fu completata nel 1751 e contiene le reliquie di San Generoso Martire. Ora il convento è sede della Polizia Municipale, mentre la chiesa è ancora officiata la domenica.

Chiesa della Santissima Trinità

Di piccole dimensioni, ma con arredi ed opere d'arte di un certo valore, come un'acquasantiera barocca del 1640, il soffitto dipinto da Michele Ricciardi, ed una tela di Angelo Solimena firmata dallo stesso, e datata 1672. Dopo il terremoto del 1980, cadde in disuso. Ora la chiesa è adibita a sala conferenze dell'Istituto di Scienze Religiose di Avellino.

Complesso della Chiesa e del Convento di S. Alfonso Maria de' Liguori (Chiesa e Collegio dei Liguorini)

Chiesa di San Francesco Saverio (detta di Santa Rita)

Fu costruita nel 1752 e dedicata al Santissimo Nome di Maria e a San Francesco Saverio. La chiesa è anche conosciuta sotto il nome di Santa Rita da Cascia, cui il popolo avellinese nutre una particolare devozione, ed è meta di imponenti pellegrinaggi durante il periodo della novena e della festa in suo onore.

Chiesa e Collegio dei Liguorini

Il complesso della chiesa e del convento dei Redentoristi, detti anche Liguorini, fu iniziato nella seconda metà del Settecento, dopo una missione predicata ad Avellino da Sant'Alfonso Maria de' Liguori fondatore della suddetta congregazione. Dopo la morte del santo, i padri redentoristi gli hanno dedicato la bellissima chiesa, che negli anni cinquanta del ventesimo secolo è divenuta parrocchia. Il convento è dotato di una vasta raccolta di libri. Le esigenze di spazio, a causa della crescenda popolazione del rione San Tommaso, hanno fatto sì che i padri Redentoristi costruissero una nuova e ben più ampia chiesa. Il vecchio complesso fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Successivamente ristrutturato, non fu più riaperto.

Chiesa e Monastero di Santa Maria di Monserrato

Chiesa del Santissimo Rosario

Il complesso è del Cinquecento, ed è situato su quella che un tempo era la via Regia delle Puglie (oggi via Francesco Tedesco). La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista, e il monastero a Santa Maria di Monserrato. Un tempo appartenevano ai monaci di Montevergine, ora il monastero è retto dalle suore Stimmatine.

Chiesa del Santissimo Rosario

Fu costruita nel 1942, e dedicata alla Madonna del Rosario. La chiesa è in stile gotico, si affaccia sul Corso Vittorio Emanuele II, ed è retta dei padri domenicani, che risiedono nell'attiguo convento. All’interno, varie pregevoli vetrate, restaurate recentemente.


Architetture civili

Torre dell'Orologio

La torre dell'Orologio di notte

La Torre dell'Orologio, simbolo di Avellino, è un monumento in stile barocco che sovrasta la Piazza Amendola, dove si trova il Palazzo della Dogana.

La torre è alta circa 36 metri e presenta un basamento a bugne riquadre. In origine presentava due piani, con quello più elevato aperto. Successivamente, venne aggiunto un terzo livello dotato di un orologio a campane e della "diana" che suonava a martello in caso di pericolo.

Data la sua altezza e la sua collocazione, la Torre dell'Orologio sovrastava gli edifici circostanti e la sua sommità è visibile da lontano, persino dalla fine di via Francesco Tedesco e del Corso Vittorio Emanuele II.

Voluta per volontà del principe Francesco Marino Caracciolo, fu progettata dall'architetto Cosimo Fanzago a metà del XVII secolo.

Come tutti i monumenti secolari, la Torre dell'Orologio ha vissuto le conseguenze dei vari terremoti successivi alla sua costruzione, nel XVII e XVIII secolo. Perciò, venne restaurata nel 1782, impiegando danaro pubblico, secondo quanto recita una lapide, dove si leggono i nomi del Sindaco, Pietro Rossi, e dell'Architetto, Luigi Maria de Conciliis.

La Torre crollò quasi interamente a seguito del terremoto del 23 novembre 1980, il che rese necessaria una ricostruzione con alcuni elementi originali.

Carcere Borbonico

Prospetto principale del Carcere borbonico

Venne iniziato nel 1819. Nel 1826 fu approvato il progetto del carcere di Giuliano de Falco. I lavori vennero iniziati nel 1827, i primi due padiglioni ultimati entro gli anni trenta dell'Ottocento. Il carcere è stato attivo fino al 1987, per poi essere sottoposto a lunghe attività di restauro e riqualificazione, non senza polemiche, fino alla sua funzione attuale di principale polo museale della provincia.

Oggi i suoi padiglioni sono sede del Museo Provinciale Irpino, in particolare del Museo del Risorgimento (nuova sezione inaugurata il 17 marzo 2011), della Pinacoteca Provinciale (attualmente in riallestimento) e del Lapidario Provinciale (nel cortile aperto). La struttura ospita sale dedicate a mostre e attività didattiche e un auditorium di circa 100 posti. Molti gli spazi spazi concessi periodicamente ad associazioni ed enti privati per attività culturali. È sede degli uffici della Soprintendenza di Avellino, dell'Archivio di Stato e di alcuni uffici della Provincia di Avellino.

Casino del Principe

Residenza nobiliare in stile rinascimentale commissionata da uno dei Principi della dinastia Caracciolo, Camillo, nel 1591. In seguito al restauro è stata adibita a centro espositivo. Tra le mostre presentate vi sono quelle dedicate a Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Andrea Pazienza e Picasso.[12]

La Casina del Principe costituiva l’accesso al Parco attiguo al castello.

Fu fatto edificare intorno alla metà del 1700 da Maria Antonia Carafa, moglie del principe di Avellino, Francesco Marino IV.

La struttura sorse proprio nei pressi della porta monumentale che segnava l'ingresso del giardino, la parte inferiore del magnifico e immenso parco che fu voluto dal principe Camillo Caracciolo.

Il parco fu chiamato "Parco Donnico" dal principe Caracciolo.

Esso era la riserva di caccia del principe che fu ampliata,acquistando ettari di terra dai privati, diventando una delle "sette meraviglie del Regno di Napoli" ( titolo che gli fu attribuito da Carlo Borbone durante una sua visita ad Avellino e che fu ospite alla corte dei Caracciolo per qualche giorno).

Era talmente ampio che occupava tutta la zona dell'attuale Rione Parco (quartiere che sorse in epoca più moderna dove era situato, appunto, il parco del principe) fino ad arrivare nella zona della frazione di Picarelli.

Nel parco si trovavano animali come cervi, caprioli e tanti altri.

C'erano anche dei bellissimi giardini ricchi di tulipani,narcisi, anemoni e tante altre tipologie di fiori e piante, anche esotiche, che all'epoca erano sconosciute nel Regno e in gran parte d'Italia.

Il parco era famoso per le fontane e i giochi d’acqua, per la cui realizzazione venne chiamato un ingegnere idraulico di origini fiorentine, Antonio Nigrone.

La Casina, infatti, fu un luogo di svago per il Principe e per i suoi concittadini.

Dopo i lavori di restauro fatti al Casino, fu scoperto nei sotterranei un ipogeo che risulta,secondo varie ricerche ed ipotesi, avere una datazione ancora più antica del Casino stesso.

Si ipotizza che fu realizzato durante i lavori di restauro del castello dopo che fu devastato dai soldati spagnoli nel 1528 e per il matrimonio della contessa di Avellino Maria de Cardona con Francesco d'Este, figlio del Duca Alfonso I d'Este e di Lucrezia Borgia, nel 1539.

Ad oggi, dell'ipogeo si possono ammirare: elementi decorativi emergenti su un piccolo specchio di acqua, una fontana a parete dal classico stile cinquecentesco con due figure statuarie (una maschile e una femminile), decorazioni con spugne marine e conchiglie e un germaul.

Fontana di Bellerofonte

Fontana di Bellerofonte

La Fontana di Bellerofonte (secolo XVII), conosciuta anche come "fontana dei tre cannuòli" per la sua conformazione, è un'opera dello scultore bergamasco Cosimo Fanzago, sita nel centro storico nella parte alta di corso Umberto I, già via di Costantinopoli.

Fontana Tecta

Posta sulle sponde del Fenestrelle.

Palazzo de Concilii

Opera dell'architetto Maria Luigi de Conciliis nel corso del Settecento, ha accolto il giovane Victor Hugo in occasione del ricongiungimento col padre (il colonnello Joseph Léopold Sigisbert Hugo) ad Avellino, ivi trasferitosi in seguito alla nomina a Governatore militare della provincia, in sostituzione del Digonet, avvenuta agli inizi del 1808[13].

Palazzo Caracciolo

Casa della Gioventù Italiana del Littorio

La Casa della Gioventù Italiana del Littorio durante il ventennio fascista

Inaugurata da Renato Ricci nel pomeriggio del 10 aprile 1937, la Casa della GIL è stata realizzata su progetto del noto architetto Enrico Del Debbio, già autore degli edifici del Foro Italico di Roma. Il palazzo, dopo essere stato abbandonato nel dopoguerra, fu riconvertito in una sala cinematografica ("Cinema Risorgimento");[14] sopravvissuto al terremoto del 1980, è stato ristrutturato negli anni novanta per ospitare una nuova sala cinematografica, il Cinema Eliseo. Il 2 gennaio 2013 la struttura, inutilizzata da anni, ha subìto gravi danni in seguito a un incendio doloso.


Architetture militari

Castello

Scorcio dei ruderi del Castello Longobardo

Di fronte al teatro Gesualdo, sorge il castello della città. La prima parte del castello è stata realizzata sotto la dominazione dei Longobardi nel VI secolo d.C., cioè quando iniziò la rinascita del borgo di Avellino. Il castello è circondato dai fiumi Fenestrelle e Rio San Francesco, quest'ultimo oggi interrato, su 3 lati e dalla collina della Terra a ovest, ma contrariamente a molti dei castelli irpini, sorge nel punto più basso della città. Il castello ha subito diversi assedi nel corso della sua storia, il più importante quello portato avanti dalle truppe di Alfonso d'Aragona nel 1436. Dimora di tutte le famiglie feudatarie di Avellino, ha ospitato anche gli imperatori del Sacro Romano Impero Lotario I ed Enrico VI e diversi sovrani di casa d'Angiò e d'Aragona. Fu qui che il 27 settembre 1130 l'antipapa Anacleto II consegnò a Ruggero II la bolla che lo fece re di Sicilia, avviando quindi la storia del regno dei Normanni in Sicilia e di casa Altavilla[16] Quando nel XVI secolo divenne contessa di Avellino Maria de Cardona, il castello divenne meta di poeti e viaggiatori che vennero da tutt'Italia per ammirare la bellezza della contessa, come Bernardo Tasso, Giovanni Andrea Gesualdo e Beldando; avviò la creazione della foresteria dove prima sorgeva il casotto di caccia (oggi la Casina del Principe) e iniziò la creazione del parco del castello.[7]

Fu però sotto i Caracciolo che il Castello visse il suo momento di massimo splendore.Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVIII secolo i principi di Avellino completarono la costruzione del parco, dotandolo di un lago artificiale e di una nuova casina di caccia, abbatterono le torri ed i merli e trasformarono il castello in una reggia stupenda che continuò ad attirare letterati e colti da tutta la penisola, accrescendo l'importanza culturale della città. La reggia dei Caracciolo divenne una dimora principesca di uno splendore paragonabile alle corti napoletane ed uno dei gioielli del mezzogiorno d'Italia. Nel XVII un grande mecenate avellinese, Marino II Caracciolo, instituì nel castello l'Accademia dei Dogliosi. Il castello però, dopo aver raggiunto il suo apice, subì gravi danneggiamenti durante la rivolta di Masaniello, i Caracciolo dunque abbandonarono la reggia e si trasferirono nell'omonimo palazzo al centro della città.[16] Dal settecento ad oggi il castello è restato nell'incuria più totale, alcune zone sono persino state abbattute per far posto a costruzioni moderne, come il conservatorio Domenico Cimarosa della città. Solo di recente il comune di Avellino ha avviato un progetto per restaurare il castello e restituirlo alla cittadinanza, i lavori sono però fermi dal 2011 a causa della scoperta di una discarica di materiali di costruzioni, fra cui diverse quantità di piombo, nella piazza di fronte al castello.  Wikipedia


INFORMAZIONI TURISTICHE > tripadvisor.it



Avellino
Indirizzo: Piazza del Popolo 1, Avellino
Telefono: 0825 2001
Sito: http://www.comune.avellino.it/

Location inserita da Luigi de Marchi

Video: Avellino



Location: Avellino

Eventi a: Avellino


Se vuoi inserire un evento in questa location clicca qui