Vibo Valentia, Vibo Valentia (VV)


Dopo la fine dell'impero romano i bizantini provvidero a fortificarla, ma i saraceni l'attaccarono e saccheggiarono più volte. Ruggero I di Sicilia pose nell'XI sec. i suoi accampamenti a Vibo e in seguito trasferì la sede della diocesi, presente a Vibo fin dal V o IV secolo, nella sua Mileto. Sempre in questo periodo, Ruggero smantellò colonne e marmi degli antichi edifici classici di Vibo Valentia per utilizzarli a Mileto nella costruzione di altri edifici. Federico II di Svevia passando dalla città, rimasto impressionato per la bellezza e il potenziale strategico del luogo (Nicolai de Jamsilla, De rebus gestis Federici II imperatoris), diede l'incarico al "secreto" di Calabria, Matteo Marcofaba, di ricostruirla e ripopolarla e da allora cambiò il nome in Monteleone di Calabria.

In questo periodo venne realizzata la prima fase del castello che per errore veniva attribuita al periodo Normanno. Sotto gli Angioini la città acquisì ancora più prestigio e prosperità, divenendo serie del vicario reale. Sempre nello stesso periodo venne ulteriormente rafforzato e ingrandito il castello e la cinta muraria medievale. In seguito fra il periodo Angioino e Aragonese, divenne Feudo dei Caracciolo e poi comune demaniale. Nel 1501, usurpando quelli che erano i diritti della città, venne affidata nuovamente come feudo ai Pignatelli. Per questo scoppiò una rivolta per il quale dovette intervenire il generale Lo Tufo del regno di Napoli. Quest'ultimo non riuscendo a domarla, chiamò per discutere i sette capi del popolo che vennero uccisi a tradimento. Qualche anno dopo, la monteleonese Diana Recco che aveva perso un fratello e il padre nella rivolta, uccise a pugnalate il generale Lo Tufo che stava partecipando alla cerimonia di matrimonio di una delle figlie. In ogni caso i Pignatelli pensarono allo sviluppo della città, creando filande, oleifici e favorendo molte attività artigianali.

Nell'Ottocento i francesi la elevarono a capoluogo della Calabria Ultra e da allora fino a pochi decenni addietro fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade (Via Forgiari, via Chitarrari, via Argentaria, ecc.) e di istituzioni come il Real Collegio Vibonese (l'ancora esistente Convitto Filangieri e il teatro Comunale, demolito negli anni sessanta). Dopo il ritorno dei Borbone la città perse il ruolo di capoluogo e la sua importanza politica ed economica venne ridimensionata. Durante le guerre per l'Unità d'Italia, Garibaldi passò da Monteleone dove ottenne aiuti materiali e finanziamenti da parte degli abitanti.

Sotto il Fascismo, per opera di Luigi Razza, giornalista, politico, deputato al Parlamento e Ministro dei Lavori Pubblici, si avviò un grande rilancio nel campo dei lavori pubblici, in cui spicca la costruzione del Palazzo del Municipio (finito di costruire nel 1935 e che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto accogliere, al termine, la Prefettura della costituenda provincia) in stile razionalista. Per iniziativa dello stesso Razza, nel 1927 un regio decreto ispirato dal governo fascista che diverrà effettivo il 13 gennaio 1928, ribattezzò la città da Monteleone di Calabria a, secondo la dizione latina, Vibo Valentia. La spinta edilizia pubblica nella città ebbe un deciso arresto quando il ministro Razza scomparve in un incidente aereo in Egitto nel 1935. La città ha voluto successivamente onorarne la memoria con una statua bronzea, a figura intera, scolpita da F. Longo nel 1938 e personalmente inaugurata da Benito Mussolini nel 1939 durante la sua visita alla città, la quale si erge in Piazza San Leoluca su un alto piedistallo, sormontato da una stele recante in cima l'effigie marmorea della Vittoria alata. Un'altra effigie gli è stata riservata nel Palazzo del Municipio, a lui intitolato. A Luigi Razza la città ha inoltre intitolato il proprio aeroporto militare, lo stadio, una piazza e una via del centro storico.


Architetture religiose

  • Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca (Duomo): edificata nel Seicento sui resti di un'antica basilica bizantina del IX sec., è stata restaurata dopo il terremoto del 1783 sotto la supervisione di Emanuele Paparo. Il suo impianto è a croce latina con unica navata, ornata da affreschi neoclassici ottocenteschi. Di pregio sono l'altare maggiore settecentesco, in marmo policromo, da cui spicca una scultura cinquecentesca a tutto tondo della Madonna della Neve, e un trittico marmoreo rinascimentale, opera dell'artista Gagini, raffiguranti la Madonna delle Grazie, San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena,ove è anche possibile scorgere lo stemma della potente famiglia dei Pignatelli.
  • Santuario della Madonna della Salute (Chiesa di Santa Ruba): sorge a metà strada fra Vibo e uno dei paesi satelliti della stessa (San Gregorio d'Ippona). Di origini antiche (venne costruita attorno all'anno 1000 da Papa Callisto II), presenta una cupola d'ispirazione orientale. È detto Chiesa di Santa Ruba dalla località Santa Ruba dove esso sorge[15].
  • Chiesa del Rosario: costruita nel 1337 in stile gotico, nella locazione di un preesistente teatro romano fu annessa al convento dei Frati Minori Conventuali. La chiesa, fu più volte ricostruita in seguito a cataclismi (come il terremoto del 1783) e conserva dell'originale stile Gotico la Cappella De Sirica Crispo; è retta dall'omonima Arciconfraternita e conserva all'interno diversi quadri dell'artista locale Giulio Rubino nonché 5 statue lignee policrome dei Misteri Dolorosi e un Cristo Risorto opera di Ludovico e Domenico Rubino (fratelli del pittore Giulio) che vengono portate in processione durante la Settimana Santa.
  • Chiesa del Carmine: risalente al Seicento con annesso il convento, venne ricostruita attorno al 1864 a navata unica in forma ovale. Il convento fu per molto tempo l'ospedale cittadino del popolo.
  • Chiesa di Santa Maria degli Angeli: costruita tra il 1621 e il 1666, dapprima annessa al convento dei Frati Minori Riformati (oggi Convitto Nazionale), è dal 1866 curata dai Padri Cappuccini. Conserva all'interno un Crocifisso ligneo detto "degli Angeli" di ignoto autore del '600, meta di migliaia di devoti che si recano ogni anno, per antica tradizione, in pellegrinaggio nei venerdì di marzo. In più due quadri attribuiti a Luca Giordano e la scultura Madonna con bambino di Michelangelo Naccherino[16].
  • Chiesa di San Michele: si ha traccia di questa antica chiesa, esempio di architettura rinascimentale al sud, dalla data dell'8 agosto 1519, quando il Vescovo di Mileto, Andrea Della Valle, la elevò a Parrocchia. Il campanile, su probabile disegno del Peruzzi, a torre quadrata, con tre ordini sovrapposti, aveva un orologio il cui meccanismo è stato ritrovato sul posto e sarà conservato in un museo, all'interno vi è un quadro di Luca Giordano San Michele che scaccia Lucifero. Presente anche un dipinto di Ludovico Mazzanti Estasi di Sant'Ignazio.
  • Chiesa di San Giuseppe: voluta dai Padri Gesuiti e annessa al collegio da loro ivi fondato, fu aperta al culto nel 1701 col titolo di Sant'Ignazio o del Gesù; conserva all'interno numerose opere pittoriche tra cui La visione di Sant'Ignazio e scultoree come il gruppo ligneo di San Giuseppe sull'altare maggiore; è sede parrocchiale unitamente alla vicina chiesa di San Michele e vi è tuttora attiva la Confraternita di Gesù, Maria e Giuseppe che cura tra l'altro la suggestiva processione della Madonna Desolata la notte del Venerdì Santo.
  • Chiesa dello Spirito Santo: edificata nel 1579, è tuttora sconsacrata al culto; fu il primo duomo della città prima della costruzione dell'attuale, nonché sede straordinaria e dimora, nel 1613, dell'allora vescovo Virgilio Cappone. Conservava al suo interno molte opere artistiche che, alla sua chiusura furono spostate in altre chiese della città; la parrocchia di cui era sede fu trasferita, pur mantenendo lo stesso titolo, nella vicina chiesa di Santa Maria La Nova.
  • Chiesa Santa Maria la Nova: costruita nel 1521 con il nome di Santa Maria di Gesù dal duca Ettore Pignatelli, ne custodisce il sarcofago. Si presenta attualmente con stili diversi ed ospita al suo interno un marmo del Gagini. Durante la dominazione napoleonica fu adibita a stalla e deposito militare, fu restaurata e riaperta nel 1837 per volontà di Enrico Gagliardi. All'interno presenti opere del pittore fiammingo Dirk Hendricksz.
  • Chiesa di Santa Maria del Soccorso: costruita originariamente attorno al 1632, venne rifatta nel 1791 su disegni di Bernardo Morena.
  • La Madonnella: piccola cappella costruita sul sito dell'antico convento dei Cappuccini, chiamato appunto "li cappuccini vecchi"; annualmente vi si celebra il culto della Madonna del Buon Consiglio e di sant'Anna.
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova: chiesa del XVII sec. annessa al convento dei Frati Minori Cappuccini; all'interno vi è possibile osservare un altro affresco di Luca Giordano, La Madonna col bambino tra i Santi Anna e Felice.

Architetture militari

  • Porta e torre del Conte d'Apice (porta della cinta urbica medievale)
  • Arco Marzano (porta della cinta urbica medievale)
  • Castello normanno-svevo: Il castello sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion che in parte si estendeva pure sulla collina vicina. Nonostante la prima fase di costruzione della struttura venga volgarmente attribuita all'età Normanna, in realtà, essa risale al periodo Svevo[17] quando Matteo Marcofaba governatore della Calabria venne incaricato da Federico II di ripopolare e favorire lo sviluppo della città. il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII secolo, perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare. Il secondo piano fu demolito di proposito, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783. Il castello presenta oggi delle torri cilindriche, una torre speronata ed una porta ad un'arcata di epoca angioina. È oggi sede del Museo archeologico statale.

  • Mura di Hipponion

In località "Trappeto Vecchio" a pochi passi dal cimitero, si trovano i resti di una parte del tracciato delle mura di Hipponion di circa 400 m. Queste erano lunghe in origine circa 7,5 km. Il tratto visitabile è stato messo in luce dall'archeologo Paolo Orsi fra il 1916 e il 1921. Sono state riconosciute 6 fasi costruttive di cui, a parte la prima del VI secolo a.C., tutte le altre sono costruite con blocchi ciclopici squadrati di arenaria e calcarenite. Delle ultime due fasi rimangono, almeno in pianta 8 torri circolari. Qualcuna di esse si è conservata oltre le fondamenta, in particolare una che raggiunge circa i 4 metri di altezza. Queste torri dovevano essere alte in origine circa 10 metri[7].

  • Castello di Bivona

Il castello di Bivona venne fatto edificare nella prima metà del Quattrocento da Mariano d'Alagno fratello di Ugone e di Lucrezia, governatore di Monteleone, a difesa del porto. Il castello ha una pianta più o meno rettangolare con quattro torri circolari agli angoli. Venne abbandonato alla fine del Seicento per la formazione di paludi nelle vicinanze. Da allora il castello è rimasto in totale stato di abbandono; da poco è iniziato il restauro che lo renderà nuovamente agibile.


Architetture civili

  • Palazzo Capialbi

Sito in via Ruggero il Normanno, ai piedi del Castello, il palazzo, di 1500 m², è stato costruito alla fine del XVII - inizi del XVIII secolo, su preesistenti costruzioni del 400 e 500 forse appartenenti ai Pignatelli e al governo di Monteleone.Presenta una facciata in muratura mista, a vista, su cui si apre il portale d'ingresso con arco a tutto sesto in granito, formato da conci diversamente lavorati. Al suo interno è custodita una ricca collezione archeologica ed un'importante biblioteca.

  • Palazzo Cordopatri

Il palazzo fu fatto costruire da Antonino Cordopatri nel 1784, su alcuni ruderi di un'antica costruzione del 600 andata distrutta durante il terremoto del 1783. Ubicato nella via omonima, sorge nel cuore della Vibo vecchia ed è una fra le prime costruzioni sorte dopo il 1783, come è evidenziato dagli elementi decorativi neoclassici del prospetto principale.Lo stato di conservazione dell'edificio, soprattutto della parte centrale, è pessimo. Lesioni, parti mancanti, crepe, umidità stanno avendo il sopravvento sulle strutture murarie interne ed esterne.

  • Palazzo Romei

Il palazzo, ubicato in via F. Cordopatri, venne costruito alla fine del Quattrocento da Giovanni Andrea Romei su progetto di L.B. Alberti. L'edificio ha la forma di un parallelogramma, posto su tre livelli. Di una bellezza particolare sono i suoi balconcini con ringhiera in ferro battuto a "pancia", realizzati con listelli volutiformi e applicazioni floreali. All'interno è visibile un affresco con lo stemma gentilizio della famiglia Sacco, in possesso del palazzo dalla metà del 1600 al 1730.

  • Palazzo di Francia

Il palazzo sorge sulla parte più alta di via Gioacchino Murat, via che prese questo nome per la presenza del Murat in casa del Marchese, durante il suo breve regno.L'edificio di 1800 m², ricorda vagamente alcune ville vesuviane del Settecento, come villa Campolieto e villa De Gregorio a Roma, per alcuni spunti della facciata, e per la concezione dell'atrio opposto all'entrata del parco. Elementi Vanvitelliani concorrono a darne un gusto chiaramente classico.Il palazzo da poco più di un decennio è sottoposto a vincolo di tutela unitamente al parco.

  • Palazzo Gagliardi

Alla fine del XVIII secolo, sull'area occupata precedentemente dalla Chiesa dei SS: Marco e Luca, sorgeva il primo palazzo Gagliardi, di dimensioni ridotte e che aveva pregevoli pitture del Paparo e del Pagano. Nel 1860 vi soggiornò Giuseppe Garibaldi, come è ricordato da una lapide sull'attuale facciata. L'edificio venne demolito nel XIX secolo per dar posto ad un altro più grande. Fu donato nel 1952/53 all'Associazione per il Mezzogiorno per utilizzarlo a scopi culturali e successivamente dall'Associazione passò al Comune della città. In passato ha ospitato il Museo archeologico.

  • Palazzo Marzano

Palazzo Marzano sorge al centro del quartiere Marzano, nei pressi della chiesa di S. Michele. È di proprietà della famiglia Marzano sin dal 1658.Il palazzo a forma di E, ha un certo valore artistico soprattutto per il bellissimo portale d'ingresso, formato da una serie di cornici allineate verticalmente.Nella struttura del palazzo non sono state effettuate modifiche sostanziali. Un piccolo intervento si ebbe nel 1700 quando, per motivi di eredità, venne realizzata una parete divisoria nella sala principale.

  • Palazzo Stagno d'Alcontres

Il palazzo apparteneva alla famiglia di Francia, quando nel 1927 conflui` nel patrimonio della famiglia messinese degli Stagno per lascito testamentario del Cav. Antonio di Francia alla nipote Teresa Stagno d'Alcontres.

  • Palazzo Gagliardi - oggi Murmura

Il palazzo fu fatto costruire dai Marchesi Gagliardi, passando poi all'attuale famiglia in seguito al matrimonio di un rappresentante della stessa con Antonietta Gurgo vedova Gagliardi. A due piani, di 1700 m², sorge su piazza Garibaldi, fra il palazzo Gagliardi e la Chiesa di S. Maria degli Angeli. Al piano terra due ampi portali con arco a tutto sesto immettono, attraverso un imponente androne, negli appartamenti padronali

  • Villa Cordopatri

Aree naturali

  • Villa comunale "Regina Margherita"
  • Villa Gagliardi (classica villa gentilizia con strutture architettoniche e artistiche per lo più andate perdute, vegetazione italiana e alberi secolari)
  • Parco Botanico palazzo Di Francia
  • Parco Urbano, quartiere Moderata Durant
  • Parco delle Rimembranze, Piazza d'Armi (con stele dedicata all'eroe dei due mondi Giuseppe Garibaldi)
  • Lago dell'Angitola  Wikipedia

INFORMAZIONI TURISTICHE > tripadvisor.it



Vibo Valentia
Indirizzo: Piazza Martiri di Ungheria, Vibo Valentia
Telefono: 0963 599111
Sito: http://www.comune.vibovalentia.vv.it/_ns/index.php

Location inserita da Luigi de Marchi

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