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Va dove ti porta il cuore… MURALES in Città

murales in città

Comunicare, sempre, anche in incognito, sfogando rabbia, dolcezza, dispiaceri ed esaltazione. C’è una città muta che parla attraverso i segni lasciati sui muri e verso la quale si è normalmente distratti ed indifferenti, ma che lancia il suo messaggio alla ricerca di un dialogo, a volte di una sfida.

Idee, sogni, desideri ed emozioni sono sottratti alla fugacità e aspirano ad un’espressione durevole in una scritta affidata alle reazioni di qualcuno che forse leggerà. Tutto questo diviene un ambito di memorie che ha varie colorazioni, come quella ideologica e le scritte contro il nazismo che da anni si trovano sul palazzo dell’Agenzia delle Entrate in Via Cavour a Rovigo, mentre “Samir esiste” è la frase impressa su un lato del Palazzo delle Poste riferita ad un centro sociale attivo anni fa.

Parole che non sono state cancellate, tanto quanto sul versante calcistico, l’inno a Baggio, il mitico “codino” nazionale, ricordato sul palazzo dell’Agenzia del Territorio sul Corso del Popolo. Al centro del Corso il balzo in un presente più vicino diventa maggiormente percepibile cominciando dalle scritte che s’intravedono sui pannelli posti per il restauro del palazzo ex Enel in cui si distingue a caratteri cubitali “il corso dei commercianti”, probabile sedimento di una polemica che pare sedata, mentre più avanti per il restauro di Palazzo Angeli a campeggiare è un dolcissimo “Margherita e Ivan per sempre”.

E’ sulle piste ciclabili che la creatività giovanile trova un’espansione un po’ convulsa di colori e immagini fissata nei murales, configurazioni allucinate di un mondo al quale implicitamente si chiedono appoggi e un senso. “Dio”, “Giorgio e Giulia”, “Migrantes” sono parole lasciate a spray sul tetto del sottopasso della pista ciclabile che dalla stazione ferroviaria dopo la curva ad anello porta in centro e scriverle non deve essere stato facile, ma in un altro tratto dell’asta ciclabile in primo piano si trova un drappello di “Bluesbrothers” con teste animalesche che fa pensare ad un’icona di una società capovolta.

Colpisce, però, il bisogno di eterno in una poesia dedicata all’amicizia o all’amore interrotti da una scomparsa prematura indicante due date, 1988 e 2006, e che si trova al lato del tratto ciclabile che da vicolo Forlanini porta al centro di Rovigo, mentre in lontananza si stagliano gli orli della Torre Donà simbolici di un’identità che tutto assorbe e che permane.

Daniela Muraca

pubblicato su Gazzettino Rovigo il 5 agosto 2012

www.ilgazzettino.it

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