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Carlo Scarpa – intervista

Un video di un ora con Carlo Scarpa. Intervista del 1971, di Maurizio Cascavilla.

Carlo Scarpa (1906-1978) divenne architetto solo dopo la morte. Proprio così: gli fu conferita la laurea honoris causa in Architettura quando ormai non avrebbe più potuto progettare alcunché.

In vita questo maestro dell’architettura contemporanea ha realizzato moltissime opere sul territorio nazionale e soprattutto in Veneto. La più coinvolgente tra queste è senza dubbio il Complesso Monumentale Brion, noto anche come Tomba Brion, che Scarpa realizzò fra il 1969 e il 1978 su commissione della signora Brion, la quale gli chiese di realizzare un monumento funebre per accogliere le spoglie dell’amatissimo marito Giuseppe.

The Brion cemetery – Carlo Scarpa Interview (intervista)

Intervista ad Aldo Businaro che parla di Carlo Scarpa.

Carlo SCARPA – (1978) – BRION Tomb (San Vito di Altivole – Treviso, Italy)

Opera dell’architetto veneziano Carlo Scarpa, venne da questi progettata e realizzata su commissione di Onorina Brion Tomasin, per onorare la memoria del defunto ed amato congiunto Giuseppe Brion, fondatore e proprietario della Brionvega, e conservarvi le spoglie di lui, le proprie, e quelle di alcuni parenti. Il complesso venne eretto tra il 1970 ed il 1978, anno in cui lo stesso Scarpa morì, a seguito di una caduta da una scala in un negozio a Sendai, in Giappone. L’opera venne quindi ultimata sui progetti dell’architetto, che vi fu anche sepolto, secondo quanto richiesto nel proprio testamento, in un punto discreto di congiunzione tra la sua monumentale creazione ed il vecchio cimitero del paese.

Carlo Scarpa nel 1978

BIOGRAFIA

“Carlo Alberto Scarpa nacque il 2 giugno 1906 a Venezia, dove tornò nel 1919, dopo aver trascorso l’infanzia a Vicenza, per studiare presso l’Accademia di Belle Arti, ambiente in cui conobbe e divenne assistente dell’architetto veneziano Vincenzo Rinaldo, di cui nel 1934 sposò la nipote Onorina (Nini) Lazzari. Mentre ancora studiava all’Accademia ottenne il primo incarico professionale: iniziò a collaborare come progettista con alcuni vetrai di Murano. Nel 1926 si diplomò e nello stesso anno divenne insegnante presso l’Istituto Superiore di Architettura di Venezia, fondato quello stesso anno, e contemporaneamente, dal 1927 al 1930, lavorò per la vetreria artistica di Murano MVM Cappellin & Co.[1]

Alla fine degli anni venti realizzò i suoi primi arredamenti e cominciò a frequentare gli ambienti intellettuali e artistici veneziani, dove conobbe e si legò con personaggi del calibro di Giuseppe Ungaretti, Carlo Carrà, Lionello Venturi, Diego Valeri, Giacomo Noventa, Arturo Martini, Bice Lazzari e Felice Casorati. A partire dal 1933 iniziò a lavorare con la vetreria di Paolo Venini, collaborazione che si protrasse fino al 1947. Le sue prime esposizioni avvennero nel 1932 alla Biennale di Venezia e due anni dopo alla Triennale di Milano.[1]

Al compiere dei suoi trent’anni, tra il 1935 e il 1937, Scarpa realizzò la sua prima opera impegnativa, la sistemazione della Ca’ Foscari di Venezia, sede dell’omonima Università: il suo intervento si risolse principalmente nella rifunzionalizzazione degli ambienti più prestigiosi, che avrebbero ospitato il Rettorato e l’Aula degli Atti Accademici. Tale opera, che vide un’ulteriore modifica da parte dell’architetto veneto tra il 1955 e il 1957, ma che fu in seguito manomessa, risultò essere uno dei più innovativi progetti di restauro di quel periodo. L’ampia vetrata giustapposta alla polifora che si affaccia sul Canal Grande, l’elemento più interessante del primo restauro, se confrontato con l’azione più interessante del secondo restauro della Ca’ Foscari, ovvero la riconfigurazione della tribuna lignea che aveva progettato lui stesso una ventina di anni prima, segnala chiaramente la crescita compiuta dall’architetto, che nel primo caso si confrontò con la lezione di Le Corbusier e nel secondo con quella di Frank Lloyd Wright.[2]

La sua attività non venne interrotta nemmeno durante la seconda guerra mondiale anche se, naturalmente, dopo il 1945 riprenderà più vigorosa. Di rilievo fu la realizzazione del Padiglione del Libro nei giardini della Biennale all’inizio degli anni cinquanta, in cui sono evidenti alcuni temi wrightiani: si tratta di un piccolo edificio in legno con ampie vetrate riparate da aggetti, in cui emergono alcuni elementi particolari, come, oltre agli aggetti, su cui è giocato il progetto, i telai distorti in legno e le strutture triangolari aeree. In seguito incontrò Frank Lloyd Wright di persona e ciò portò ad una sua ancora maggiore influenza nelle opere di Scarpa degli anni successivi, in particolare per il progetto del 1953 di Villa Zoppas a Conegliano.[3]

Nel 1956 ottenne il Premio Nazionale Olivetti per l’architettura e la stessa azienda gli commissionò la sistemazione di uno spazio espositivo Olivetti in piazza San Marco a Venezia, ma nello stesso anno viene accusato dall’Ordine degli Architetti di esercitare la professione illegalmente e quindi portato in tribunale.[1]

Nel 1978 ricevette una laurea honoris causa in architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ponendo così fine alla diatriba sulla legittimità del suo operato. Non poté purtroppo partecipare alla cerimonia di consegna in quanto il 28 novembre morì in Giappone a causa di un incidente:[1] Scarpa durante una passeggiata vide uno scalino in marmo italiano fatto in modo particolare, ma avvicinatosi per guardarlo meglio inciampò e cadde dalla scala; spirò successivamente in ospedale per le conseguenze del colpo alla testa.[4]

Il Museum für angewandte Kunst (MAK) di Vienna ha dedicato due mostre all’architetto italiano. Nel 1989/90 il museo ha concepito un’esposizione intitolata “Carlo Scarpa: The Other City/Die andere Stadt” e nel 2003 ha allestito la mostra “Carlo Scarpa: Das Handwerk der Architektur/The Craft of Architecture“. In seguito il MAK Vienna nel 1999 ha acquistato diversi progetti architettonici quali sul Museo civico di Castelvecchio a Verona (1956-1964), della Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1961-1963), della Tomba Brion a San Vito d’Altivole (Treviso) (1969-1978) e inoltre ampliò la collezione con modelli lignei e disegni di mobili. Uno schizzo della raccolta mostra un tavolo per il compositore d’avanguardia Luigi Nono, concittadino veneziano, che gli ha dedicato una composizione orchestrale A Carlo Scarpa, Architetto, Ai suoi infiniti possibili. Con questa collezione a contenuto limitato il MAK Vienna gestisce uno dei pochi archivi fuori dall’Italia con progetti dell’architetto.”

Fonte della Biografia: wikipedia.org


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